Asimmetria
Asimmetria. Forse è questa la caratteristica della nostra epoca, il XXI secolo. Breve? Lungo? Asimmetrico.
|| Frequentiamo tutti un luogo-chiave delle ciclopiche onde di asimmetria tra cui nuotiamo. La rete sociale privata. Dove veniamo a esprimerci perché effettivamente solo così possiamo "raggiungere" una potenziale infinita platea di persone - "amici", chi ci "segue" - benché ammettiamolo: sono sempre gli stessi, questa potenziale infinita platea. In realtà in effetti stiamo lavorando per gentile concessione di un algoritmo, e secondo regole che dominano miliardi di profili come il nostro. Il meccanismo è basato sull'idea di passare il maggior tempo possibile sulla piattaforma in questione. Che in questo modo guadagna e acquista di valore. Il nostro miglior post non è altro che una goccia d'acqua a questo immenso mulino che non smette di girare neanche per un secondo. Hai scritto un bel post su Trump, bravo! Ora qualcuno passerà più tempo su Facebook per leggerlo, facendo aumentare ancora di un paio di millimetri l'Everest di denaro su cui è seduto il proprietario (trumpiano anche lui). E' durissima da accettare: la forma attuale della libertà di espressione ha questo prezzo. (**finché non ci saranno reti sociali pubbliche o a gestione alternativa a rompere questo meccanismo)
|| Ma magari fosse "solo" questo. Noi ci lamentiamo e legittimamente pretendiamo soluzioni ai nostri problemi dalla politica: peccato che questa sia asimmetrica al predominio delle forze economiche e finanziarie a cui si è sottomessa. Certo, l'asimmetria, la diseguaglianza, sono insite e connaturate all'esperienza umana. Qui però si parla di asimmetrie incommensurabili: diseguaglianze di forza e valore di cui non riusciamo nemmeno a percepire l'ordine di grandezza.
|| Il pil, "oggetto" cui dedichiamo affannosamente tutte le nostre politiche pubbliche e su cui misuriamo successi e insuccessi dei governi e dei leader, il pil degli Stati Uniti è triplicato negli ultimi venticinque anni. Triplicato. Da 10mila miliardi a 30. Vi sembra che gli statunitensi si comportino come una popolazione il cui benessere sia triplicato? Negli stessi venticinque anni la popolazione USA è peggiorata di salute, muore prima, è obesa in maniera dilagante, è più ignorante, legge meno e capisce meno quello che legge, si suicida di più, e ha eletto due volte Donald Trump (che non è certo il politico che voti quando stai bene, parole sue). Non è solo che il 2-3% più ricco si è intascato tutti i 20 miliardi in più: è che il meccanismo che gli permette di farlo funziona se la sottrazione avviene a danno di tutti gli altri, non a beneficio.
|| Forse la politica non smuove nulla anche perché, se la finanza le ha azzoppato una gamba, la comunicazione le ha reso invalida l'altra. Cosa fa il governo italiano? Niente (di utile). Per mascherare questo niente, sgombera il Leoncavallo. Ah, ecco perché li votavamo, perché bastonano le zecche. Il giorno dopo, un altro insulta Macron. Ah, ecco perché li votavamo, prima gli italiani! Questi "oggetti" - purtroppo pieni di conseguenze per molti, e non certo gratuiti - sono usati per riempiere quello che la politica non riempie più. Anche qui c'è una gara per catturare l'attenzione. In Italia è la solita farsa (anche se, ricordiamolo: ne paghiamo tutti il prezzo, e qualcuno in modo più diretto sulla sua vita e sulla sua pelle). Ma c'è chi ti ha scatenato un genocidio [conflitto asimmetrico per definizione], per riempire il vuoto in cui stava cadendo.
|| L'invio degli influencer israeliani e americani a Gaza per "documentare" come la carestia procurata da Israele, che costerà migliaia di altre vite oltre quelle tolte con le armi, sia tutta un'invenzione antisemita (nemmeno i difensori d'ufficio di casa nostra hanno più il coraggio di accodarsi, la loro ultima posizione è che la polverizzazione della Striscia è colpa dell'ostinazione storica, quindi dell'inferiorità mentale, dei palestinesi), è una bella ciliegina su questa torta a doppio strato di merda.
|| Perché molte delle dinamiche sociali tendono all'esasperazione dell'asimmetria? Vediamo l'astratto: il rapporto tra persone e intelligenza artificiale. Si dice che l'AI sia ancora lontanissima da buoni standard di ragionamento, figuriamoci di generazione. Sì, è vero, nei confronti del complesso del pensiero umano. Ma nel rapporto con il singolo utente è già ultra-dominante, indispensabile. Lavorativamente parlando, nel migliore dei casi. Emotivamente e psicologicamente, negli altri. Non abbiamo il potere di capire come funziona, di sapere quando ci prende in giro, di discernere il suo servilismo, e neanche quello di liberarci di lei?
|| Passiamo al concreto: questa rincorsa all'asimmetria deriva forse dalla paura di misurarsi con ciò che è attorno a noi e dentro di noi? La paura inconscia di chi ha creato questi meccanismi, ma che ora è debordata sulle nostre. Non vogliamo confrontarci, con la paura di "perdere". Di scoprirci inadeguati in un mondo competitivo che ci giudica in maniera costante, che pompa modelli di successo costruiti sull'affermazione a qualunque costo, motivo per cui dobbiamo performare. Vogliamo vincere, no: stravincere. Quindi vogliamo il chatbot servile. Quindi vogliamo un nemico maltrattabile e umiliabile. Quindi vogliamo un vicino inerme - chissà se ha qualcosa a che vedere con la diffusione di automobili ormai grosse come carriarmati, capaci di dare a chi le guida senso di superiorità e intangibilità. Non è un caso che le grosse auto siano ormai il mezzo tipico degli attacchi terroristici (ma pensiamo anche ai veicoli usati come bandiere, per andare all'assalto di Capitol Hill), è un fatto già documentato e studiato che i nuovi modelli siano ideali per uccidere chi va a piedi. Tanto che i morti in incidenti stradali non diminuiscono più, negli ultimi anni, nemmeno nei "paradisi" della mobilità come Danimarca o Olanda.
|| Questo "noi" non vale per tutti nella stessa misura. Ma sì, vale per tutti: c'è un pezzettino di tutti qui dentro. Proprio perché l'asimmetria di questi meccanismi è tale da impedirci di evitare di subirli del tutto. Come esseri umani, sapremo (in ritardo) distinguere ciò che ci accade, con un nuovo grado di consapevolezza maturata nel tempo; ma bisognerà fare lo sforzo di rompere quei meccanismi che ci annichiliscono. Oppure di costruirne altri che funzionano.
|| Dentro il film Fantasia di Walt Disney c'è il famoso episodio di Topolino apprendista stregone. Il mago che ha i poteri di scatenare tutte le forze magiche e oscure se ne va a dormire, e l'apprendista maltrattato ma ambizioso prende il suo posto: usa i suoi poteri per obbligare una scopa a fare il duro lavoro che non gli va: portare secchi pieni d'acqua. La scopa prima obbedisce, poi continua di testa sua: Topolino deve farla a pezzi per fermarla. Poi, stanco, si addormenta, sognando di realizzare i suoi desideri, di dominare a suo piacimento tutti gli elementi: scatena le nuvole, le acque, le stelle... Tutto si muove al suo comando. Quando si sveglia, orrore: i pezzi di scopa hanno preso vita e si sono trasformati in un esercito incontrollabile, indominabile, che va da solo, che ora schiaccia Topolino, sono mille contro uno, lui legge il libro delle magie, le istruzioni per trovare un rimedio, ma è inutile, non capisce, non ce la fa, non obbediscono. E soccombe. Anno 1940.
|| Nel film per fortuna arriva lo stregone che con un potentissimo contro incantesimo rimette tutto a posto. E poi dà a Topolino una memorabile pedata nel sedere. Ma noi lo sappiamo che il deus ex machina è un trucco scenico vecchio come il cucco. Non arriverà nessuno a salvarci dalle forze che abbiamo lasciato scatenare convinti di poterle dominare (magari è proprio quello che sognano i Musk, gli Altman, i Thiel, un genitore che finalmente li caghi, hanno distrutto la casa apposta). Dovremo farlo da soli: certo, per fortuna siamo tanti, anche se troppo spesso lo sottovalutiamo. Ma non sarà affatto semplice, da sott'acqua, dove siamo. Magari il secolo prenderà il nome da questa lotta.


