Il Partito
Cioè: il Partito Nazionalista Occidentale.
Ci siamo accorti ormai che Stati Uniti ed Europa si stanno fondendo in un blocco politico-ideologico simbiotico - con il nostro continente in posizione di rimorchio. Questo blocco non ha un’arena politica di riferimento, singola - ma in realtà, sì che ce l’ha.
Qual è la più classica proposta politica nazionalista/conservatrice? Identifica le tue decisioni con l’interesse nazionale, “di tutti” (mentre sono fatte per pochi); convinci il pubblico di essere il rappresentante “della nazione” (e non di una sua parte minoritaria) - e nessuno ti potrà attaccare. Da qui, ora siamo a reti unificate.
Le novità sul copione classico sono due: 1) non è più “un” Paese, ma un oggetto ideologico chiamato “Occidente” ad essere il punto di riferimento di tante classi dirigenti che si muovono all’unisono. 2) Chi non si allinea viene delegittimato come nemico interno e straniero in patria - atteggiamento tipico dei periodi di guerra.
Pensiamo a Trump: chi non la pensa come me è mio nemico. Meloni: la sinistra è peggio di Hamas - echeggiata poco dopo dal ministro dell’Interno che parlava di contiguità al terrorismo nelle manifestazioni in solidarietà alla Palestina. Von der Leyen: chi mi vota la sfiducia è amico di Putin. Sono solo piccoli esempi di una narrazione veicolata da molto tempo - anche la Nobel per la Pace Machado è stata incoronata in nome dei “valori dell’Occidente” - e non solo dai politici, ma anche dal circuito mediatico che li accompagna. Vedete cosa scrivono, e lo troverete in ogni parola.
Poco importa che proprio la classe dirigente che di mattina si veste da sacerdotessa di quei valori, di pomeriggio lavori invece per demolirli, facendo a pezzi la democrazia, il pluralismo, l’universalità dei diritti civili e sociali. Anzi: l’operazione della mattina serve per spianare la strada a quella del pomeriggio.
Chi ci governa, incapace di intervenire su uno, anche uno solo dei problemi che condizionano le nostre vite, e altrettanto incapace di gestire la nostra rovina morale e materiale nei due conflitti “mondiali” in corso, Ucraina e Gaza, nei quali condivide pesantissime responsabilità - ha trovato in questa dinamica la maniera di costruirsi una potente e roboante impalcatura di auto-legittimazione. Trump alla Knesset mi pare un ottimo esempio. Così da trincerarsi al suo posto, negando qualsiasi spazio di critica o discussione, chiedendo invece alla società un attestato di cieca fiducia identitaria. Dandosi il Nobel.
Un po’ come il fiammeggiante barocco romano era la magnificente scenografia di cartapesta dietro cui una chiesa cattolica in crisi di fiducia e di significato, con interi pezzi d’Europa che la mollavano anno dopo anno, si trincerava per negare la sua crisi terminale. Anche all’epoca a chi non si allineava toccava l’abiura o il rogo.
E anche ora abbiamo un atteggiamento di stupido e arrogante negazionismo della realtà. Che non porterà niente di buono a chi crede di guadagnarci, a noi che ci siamo dentro (e che stiamo lì ad applaudire che le operazioni contro Gaza siano state fermate solo perché troppo fallimentari e controproducenti, chiamando questa tardiva presa d’atto “piano di pace”, mentre nessuna giustizia è offerta a chi la merita, ma anzi pensiamo a quanti soldi farci sopra adesso, a quella rovina), e dal quale il resto del mondo, infatti, si tira indietro. India, Africa, gran parte dell’America Latina. Perfino Taiwan. Chissà come se la ridono Xi e Vlad.
Restiamo solo noi in Europa, a chiamare “Hamas” o “Putin” chi esercita il diritto di critica. A fare ogni settimana una nuova legge per incarcerare chi protesta. A togliere dal “dibattito” i temi indesiderati. A braccare il nemico interno. Siamo nel Partito Nazionalista Occidentale. In nome dello spirito critico su cui il vero Occidente è stato costruito, troviamo il modo di uscirne.


