Il sistema
10 chiavi per capire perché Netanyahu, dopo averla ridotta come Hiroshima nel '45, ora vuole occupare tutta la Striscia di Gaza.




**Le foto sono di Alessio Mamo, scattate da un aereo di aiuti, pubblicate oggi sul Guardian.
1. Patiamo dai numeri di Gaza. Quei numeri, le orribili cifre dei morti, che non dicono 'tutto', misurano però una cosa con esattezza: la determinazione del complesso ideologico, militare ed economico di cui Netanyahu è il rappresentante a non perdere i vantaggi delle dinamiche mortifere che ha scatenato.
Questa guerra (come tutte) sposta molti soldi, favorisce carriere, consolida la posizione di potere di determinate persone, veicola messaggi politici e sociali. Produce guadagni, produce significati. Fa indubitabilmente parte di un "sistema" a doppia radice, locale e internazionale, in moto da anni e molto lucrativo.
2. Spesso si dice che focalizzarsi su Netanyahu come colpevole è errato, e in un certo senso appunto è vero: c'è un sistema, una macchina tanto potente quanto infernale. Ma il premier israeliano non è un prestanome, no: di quel sistema lui è tra i creatori. Perciò sa bene che "i vantaggi" continueranno ad arrivare se la guerra continuerà: il più evidente è che gli consente di restare al potere.
Nessuno sa ormai più perché si combatte, per primi gli israeliani mandati a uccidere, ormai per divertimento o disperazione, come da centinaia di testimonianze. Si continua però, perché è così che si produce il collante politico dell'alleanza di integralisti, suprematisti, colonizzatori, nonché della loro claque più o meno pagata in Occidente, che regge quel sistema.
[ Attenzione: cadesse Netanyahu, dovremo verificare verso dove si ri-orienterebbe quel complesso, per mantenere i suoi ricavi. ]
[[ Il fatto che non si sia fermato finora testimonia soprattutto di quanto ci siamo dimenticati che la politica non è moralismo né narrazione né pubblicità personale, ma lotta profonda tra interessi contrapposti. Per questo i governi (quando non sono complici) comunque non sanno muoversi. Non sono più capaci di trasformare l'orientamento dell'opinione pubblica, ormai largamente contrario ovunque, in politica ]]
3. Nei momenti di difficoltà, Netanyahu ha sempre rilanciato (può permetterselo grazie alle spalle coperte da Washington), aumentando l'intensità delle operazioni militari. Crisi politica in Israele? Isolamento internazionale? Rompo il cessate il fuoco. Attacco lo Yemen, il Libano, l'Iran. Scateno i coloni in Cisgiordania.
4. Ora molti alzano la voce (ma il governo italiano neanche un sopracciglio) perché i gazawi rischiano la morte in massa per fame. "Rischiano" è già un eufemismo: le carestie non si originano, né si impediscono, da un giorno all'altro. Ma anche stavolta la risposta del premier israeliano è più guerra, non meno.
5. In buona o cattiva fede, Hamas e Netanyahu si autoalimentano. Pochi giorni fa, la prima ha esibito ostaggi israeliani in condizioni pietose: il secondo ha colto l'ottima occasione per sostenere e motivare la sua proposta di continuazione della guerra.
6. Tra i tanti motivi delle crudeltà inflitte ai palestinesi, c'è senz'altro la provocazione: la ricerca di una nuova grande reazione violenta che giustifichi il mantenimento del processo di colonizzazione.
7. Ovviamente in parallelo passa l'idea che per i palestinesi a questo punto sarebbe meglio "tutto", compreso la deportazione in massa dalla Striscia, che essere massacrati uno per uno fino all'ultimo. Dai che Bibi vi fa il regalo di fermarsi, se ve ne andate tutti.
8. In Israele il dissenso cresce. Sia i servizi che l'esercito si dicono contrari. Ma il democraticissimo Netanyahu procede anche per ribadire all'opinione pubblica il suo autoritarismo: decide solo lui. E inoltre specifica "non sono sostituibile" - a chi sta pensando di scaricarlo. Non lo trovate, un altro ultrasettantacinquenne in pieno delirio di onnipotenza e pronto a tutto come me.
9. L'insuccesso militare e strategico di quanto fatto finora, infatti, è evidente. Un esercito temibile, avanzatissimo, onnipotente su aria, acqua, terra. Che ha distrutto tutto. Ma è tenuto in scacco da gente nascosta nel sottosuolo come i vermi. Perciò serve un'ennesima giustificazione al fallimento: "non abbiamo vinto, perché non avevamo ancora occupato tutta la Striscia!" - ah, ecco perché.
10. Ripensiamo all'Iran. Trump e Netanyahu "hanno vinto", si disse. Ora hanno il capitale politico per chiudere l'insensata carneficina di Gaza. Ma no: perché non c'era niente da vincere o da fermare, come non c'era niente nei siti colpiti, né niente come progetto politico di fondo. L'obiettivo del sistema non è "la vittoria", ma la "guerra per la guerra": come altro trasformerebbero l'aiuto umanitario in un meccanismo privatizzato che produce, invece che aiuto, sofferenza? (e soldi, certo) La GHF ne è un esempio evidente. E gli israeliani, a votare, a combattere, ad applaudire, a scendere nei rifugi, sono rotelle, sono materiale spendibile anche loro, sebbene naturalmente a un livello molto diverso rispetto ai palestinesi.
Questo complesso si fermerà quando i suoi sponsor politici ed economici penseranno che sia controproducente andare avanti così. Per adesso, ancora non lo pensano. Ma per questo anche ogni minima presa di posizione, specialmente in assenza di capacità politica, che sposti l'equilibrio di un millimetro o di un milligrammo resta apprezzabile e fondamentale.

