Il voto
1. Non c’è stato bisogno di mandare portaerei nel Canale di Magellano o sparare alle barche davanti alle coste di Buenos Aires, come in Venezuela. Ma che gli Stati Uniti abbiano ricominciato a intervenire seriamente nel loro “cortile di casa” lo prova il caso argentino, con l’intervento di Trump in sostegno al confratello Milei.
2. Vederlo come “un attimo”, solo Trump-Zeus che tuona, lampeggia e vince, non ci fa comprendere cosa è stato in gioco nelle legislative argentine. P cominciare, Milei è l’ultimo vero pilastro del credo trumpista in un continente che nei suoi stati principali - Brasile, Colombia, Messico, Cile - è schierato contro. Il 26 ottobre, sarebbe potuto cadere anche quello. E allora, ti sarebbero davvero rimaste solo le minacce a Panama.
3. Il voto parziale del 7 settembre, in cui i candidati mileisti sono stati sconfitti in provincia di Buenos Aires, ha fatto rizzare i peli. “Se riperdiamo finiamo a capa sotto, io e te”, avrebbe detto Genny, grande spin doctor elettorale di Gomorra. E allora, come nella serie, mano al portafoglio.
4. Primo: fermare il collasso del peso argentino: un crack elettoralmente ingestibile per Milei. I mercati, infatti, si aspettavano il crollo del governo: fuga in corso. Per scongiurarla, ecco che Trump promette 20 miliardi in garanzia dal Tesoro USA. E altri 20 dalle banche di Wall Street. Curiosa apertura di credito, verso un Paese famoso per bancarotta e debiti inevasi. Tanto che persino tra i Repubblicani, qualcuno ha alzato il sopracciglio.
5. Poi il patto di scambio: questi soldi arrivano se Milei vince. Se perde, hasta la vista, baby. L’ex sindaco di Napoli Achille Lauro negli anni ‘50 era famoso per regalare agli elettori una scarpa prima del voto, e l’altra del paio solo se vinceva. Stesso meccanismo, ma artigianale: “’o Comandante” mica aveva il FMI in tasca.
6. Il Fondo Monetario Internazionale - su cui gli Stati Uniti hanno ripreso il controllo assoluto - si era infatti impegnato ad appesantire di altri 20 miliardi la ciambella di salvataggio lanciata a Milei - d’altronde, ne aveva dati già 57 al conservatore Macri durante Trump 1. Il FMI ha trascinato dentro anche Banca Mondiale e la Banca Inter-Americana di Sviluppo (anche questa controllata da Washington).
7. Per togliere ogni dubbio, la Direttrice del FMI, la bulgara Kristalina Georgieva, indossava sul bavero una spilletta a forma di motosega (!! - foto sotto, perché neanch’io ci credevo) e dichiarava: “ci aspettiamo che gli elettori non mettano i bastoni tra le ruote alla volontà di cambiamento”. Per la ex vice-presidente della Commissione Europea la volontà di cambiamento da proteggere è la motosega di Milei.
8. Qualcuno sperava che gli elettori argentini, nel Paese di Eva Peròn e Diego Maradona, avrebbero rifiutato il ricatto “norteamericano”. Ma non è andata così: mezzo milione di elettori che il 7 settembre aveva castigato Milei non è tornato a votare.
9. Il dividendo offerto dall’investimento Milei non si limita all’obbedienza ideologica e al laboratorio di politiche di smantellamento dello stato, da replicare poi altrove. C’è la base navale/sottomarina di Ushuaia, in Terra del Fuoco, in costruzione in collaborazione col Pentagono, di fronte all’Antartide e alle rotte commerciali cinesi. Ci sono i mega giacimenti di gas di Vaca Muerta. E le miniere del preziosissimo litio, materiale senza il quale non leggeresti queste parole, nella Puna de Atacama.
10. Punti, tantissimi punti nel flipper della geopolitica del XXI secolo. Il bastone e la carota di Trump hanno funzionato in Argentina. E non c’è dubbio che saranno replicati in altri casi: la destra mondiale ha ormai fatto suo quell’approccio “internazionalista” che al momento, per la sinistra, non funziona più. Il 16 novembre c’è il primo turno delle presidenziali in Cile.



