L'accordo
10 cose da dire su Gaza
1. Vittoria politica di Trump.
Ha fatto ingoiare almeno l’accettazione del principio negoziale a chi in questi anni è stato il più grande ostacolo alla pace: Netanyahu.
2. C’è stata anche un’ampia collaborazione internazionale, compresi attori regionali importanti, dal Golfo alla Turchia. Se l’accordo reggesse nel tempo, entrerebbe nella storia.
3. Vittoria politica di Hamas.
Dovevano essere “sradicati”, e ora ricevono i complimenti del presidente degli Stati Uniti. Inoltre il negoziato li certifica come “rappresentanti” dei gazawi - che fino a poche settimane fa erano invitati a ribellarsi, contro Hamas, se volevano avere legittimazione politica, o diritto di vivere.
4. Cedono i 20 ostaggi in cambio della liberazione di 2000 prigionieri da Israele.
5. Ottengono anche il ritiro (parziale?) dell’IDF dalla Striscia. E il salvacondotto alla fuoriuscita dalla Striscia di molti di loro - come già successo nel gennaio 2024.
6. E’ chiaro che per il governo israeliano è un cedimento. Il ritiro dalla Striscia impedisce ciò che fin dall’inizio è stato l’obiettivo dell’operazione militare: l’espulsione definitiva dei palestinesi da Gaza.
7. Quindi Trump - che l’ha sostenuto per mesi, facendo il piazzista fino in Somalia o Indonesia - ritiene che quest’obiettivo non sia più raggiungibile.
8. Ci si chiede spesso chi comanda, nella relazione tra Israele e USA: i fatti fanno pendere la bilancia sui secondi.
9. I termini dell’accordo raggiunto sono gli stessi proposti da più di un anno (ostaggi VS ritiro). Perché ora sì?
A. Per le proteste internazionali. Ormai dilaganti. Le abbiamo viste e vissute in Italia, ma non ci siamo solo noi. L’isolamento di Israele, prima assolutamente finto, si stava facendo più concreto - e questo è un pericolo anche per gli Stati Uniti - oltre che per molti Paesi arabi interessati a farci accordi.
B. Perché le proteste si stanno trasformando in un movimento di boicottaggio globale a più livelli - altamente simbolico: culturale, sportivo... ma potenzialmente anche economico. E i soldi non si toccano.
C. Perché i sondaggi negli Stati Uniti dicono che perfino la base Repubblicana considera Israele responsabile della guerra e di azioni “sproporzionate” commesse nella Striscia. Anche questa è una condizione che la Casa Bianca non può sostenere a lungo.
10. Il cambio di narrativa era quindi urgente, da parte USA. Ma la pace resta lontanissima, nessun problema è affrontato davvero. Il futuro di Gaza, il disarmo di Hamas (e i coloni? quelli quando li disarmiamo?), lo status della Palestina e dei palestinesi che piangono decine di migliaia di morti, i rapporti con l’Iran, il Golfo, i Paesi arabi, i procedimenti di giustizia internazionale, la ricostruzione di una distesa di rovine...


