L'ossessione
Per la Nigeria da parte di Donald Trump.
1. Prima ha moltiplicato i post, poi le minacce: il presidente degli Stati Uniti ha chiesto al Pentagono di considerare l’impiego della forza contro il Paese africano.
2. Motivo: “i massacri di cristiani”. Trump ha accusato il governo nigeriano di non impedirli, ventilando anche “punizioni” economico-commerciali.
3. La Nigeria è il più popoloso stato dell’Africa: ha 230 milioni di abitanti. In fatto di religione è diviso circa a metà: il nord è a maggioranza musulmana, mentre al sud sono di più i cristiani. In totale, i musulmani sono il 51% della popolazione; i cristiani, il 45%.
4. Ma dei “massacri record di cristiani” che Trump vuole vendicare non c’è traccia. Gruppi islamisti come Boko Haram e IS hanno sì seminato il caos nel nord, negli ultimi anni - ma lo hanno fatto indiscriminatamente, senza mirare a un gruppo più che a un altro. Anzi, tra le loro vittime, i musulmani sono più dei cristiani.
(non che questa sia una gran consolazione - ma ovviamente il claim di Trump è falso)
5. Allora il presidente americano scherza? Chiedetelo all’Iran, bombardato per un “programma nucleare” che la stessa intelligence USA dichiarava ormai fermo. O al Venezuela, contro cui si sta ammassando un esercito per fermare dei “narcos”.
6. Perciò, anche se la Nigeria è una (fragile) democrazia liberale e non una dittatura come gli altri stati di cui Washington punta al rovesciamento o al colpo di stato, il governo locale ha reagito con prudenza, dicendosi “contento” che gli Stati Uniti vogliano proprio ora occuparsi del terrorismo che da decenni insanguina la Nigeria.
7. Ecco, perché “proprio ora”? L’anno scorso, il Niger ha sgomberato la grande base USA che ospitava sul suo territorio. Lo ha richiesto la giunta appena insediata, dopo il viaggio del nuovo primo ministro a Mosca.
8. Così, non solo il cruciale Sahel, ma l’intera Africa diventa un buco nero, per la proiezione militare americana: rimane soltanto la base Lemonnier in Gibuti. Negli ultimi due anni, anche la Francia ha rimosso la sua storica presenza militare risalente il colonialismo, evacuando i suoi soldati (tranne un piccolo contingente rimasto in Gabon per delle esercitazioni congiunte, e la solita Gibuti) da tutte le basi del continente africano.
9. Intanto, Mali, Burkina Faso e Niger sono usciti dall’ECOWAS, associazione economica e militare dell’Africa Occidentale (di cui la Nigeria fa parte, di orientamento blandamente filo-occidentale), e ne hanno creata una alternativa, l’EAS, decisamente più filo-russa. Solo tre Paesi, ma di dimensione e importanza strategica enorme.
10. Con le pressioni e minacce tipiche di questa amministrazione, la Casa Bianca prova insomma a ristabilire influenza in una zona decisiva per gli equilibri internazionali, dove la presenza cinese continua a crescere. La Nigeria ha rinnovato proprio ieri un’intesa economica quinquennale con la Cina in materia di infrastrutture, industrializzazione, modernizzazione dell’agricoltura e commercio e sicurezza. Tante delle armi che il governo nigeriano ha usato finora per combattere Boko Haram sono di fabbricazione cinese. Ed è cinese anche l’impresa di revisione contabile a cui il governo nigeriano si affida quando deve decidere se costruire grandi opere pubbliche. Il primo satellite di telecomunicazioni nigeriano (2007) è stato finanziato dalla Export-Import Bank of China, gli scienziati che l’hanno progettato erano stati istruiti nelle università cinesi, e a costruirlo è stata la China Great Wall Industry Corporation. Andato fuori uso dopo due anni, è stato sostituito da un nuovo esemplare stavolta per far prima fatto e lanciato direttamente in Cina. In cambio, Pechino ha ottenuto il controllo parziale dell’Agenzia Spaziale pubblica nigeriana.
11. In questo contesto, la Nigeria è ricca di quelle risorse critiche - litio, cobalto, nichel - al centro della competizione tecno-commerciale degli USA contro Pechino. Abbonda pure di petrolio - come il Venezuela, e come l’Iran. Anzi, si parla da tempo di una condotta sottomarina che porterebbe gas dalla Nigeria alle coste del Marocco (Paese con cui gli Stati Uniti hanno una relazione sempre più solida), per poi smerciarlo da lì in Europa e Nord America. Evitando il problematico passaggio dal Sahel e dal Sahara. Ma per ora è solo una linea, lunghissima, sulla carta.
12. Come se non bastasse, proprio in Niger c’è l’uranio - che in epoca di revival nucleare non guasta mai - e il nuovo governo ha appena cacciato l’impresa francese che gestiva le miniere. E in zona non manca nemmeno l’oro, la cui quotazione è aumentata del 773% negli ultimi vent’anni. Proprio quando ci sono tutti i bagni della Casa Bianca da rifare!
Perciò: auguri.




Vowww Che bel pezzo. Grazie!