Mappe da gioco
Gioco da tavola e vacanze invernali: coppia di indiscutibile successo. Il gioco di società è impensabile senza il tempo libero, ed è per questo che - come lo sport - si è diffuso in massa con la Rivoluzione Industriale a partire dai Paesi anglosassoni. Inghilterra e Stati Uniti erano, all’epoca, motrici assolute dei processi geopolitici globali: il tabellone diventava così un portale magico per richiamare in casa, riassumere nel proprio salotto, in un ambiente protetto e sicuro, quegli eventi lontani, mitici, esaltanti e pericolosi di cui il proprio Paese era protagonista.
Da qui, il gran legame tra gioco da tavola e cartografia. Studiando le mappe, raramente si abbandona l’approccio tecnico: sì, è vero, le carte geografiche sono un lavoro scientifico. Ma sono pure belle, piacevoli da guardare, divertenti, stupefacenti: intrattengono anche chi non ne sa nulla, smuovono la fantasia e l’immaginazione, i sogni e i ricordi. Stimolano il progetto o persino la cura. Anche il loro uso ricreativo è ottimo per capire come pensiamo e come ci rappresentiamo.
In principio furono le carte - da gioco. Qui sotto l’esempio di un mazzo francese del 1669 accompagnato da informazioni geografiche. Lo scopo ufficiale, infatti, era quello di insegnare, educare - un velo pietoso per nascondere il dilagare del gioco d’azzardo presso l’aristocrazia e le corti d’Europa, in cui i francesi erano maestri. Nel mazzo, l’Italia è la regina di cuori: è cambiato davvero poco, in come ci vedono gli altri :)

Una bellissima scena di Barry Lyndon per cogliere l’atmosfera.
La Francia fu all’avanguardia anche nel capostipite dei giochi da tavolo: il gioco dell’oca. Eccone uno, disegnato per il diletto del Re Sole negli anni ’40 del Seicento dal geografo reale Pierre du Val: il futuro sovrano assoluto, all’epoca un bambino ma già con la corona in testa, poteva così imparare divertendosi.
Du Val fece pure una versione per la dama.
Il processo di esplorazione e colonizzazione del mondo guidato dall’Europa allargò queste mappe fino a coprire l’intero globo, come in questo tabellone-planisfero, new geographical pastime, del 1805 - siamo passati in Inghilterra - di John Wallis. Vinceva chi completava per primo il giro del mondo: partenza e arrivo a Londra.
Le mappe da gioco sono ancora molto poco astratte, tematizzate, colorate: poco commerciali, insomma. Questa corrispondeva quasi del tutto a un atlante pubblicato nello stesso anno.
La Rivoluzione Industriale non introdusse solo il concetto di tempo libero, ma consentì anche di ridurre i costi di stampa e produrre su larga scala. L’offerta di giochi crebbe a dismisura, così come la loro varietà.
Dagli Stati Uniti arrivano ad esempio questo puzzle degli stati centro-orientali del 1854.
Questo splendido tabellone dell’Atlantico settentrionale - il gioco (1893) si chiamava Crossing the Ocean.
Questa versione globalizzata del gioco dell’oca, Round the World with Nelly Bly, che ripercorreva la clamorosa avventura di una giornalista americana in un sensazionale viaggio sulle orme dei libri di Verne - e da sola! Partenza e arrivo si sono spostate a New York.
O Rocket, che rappresentava (1937) in maniera stilizzata un allora fantascientifico sistema ferroviario ad alta velocità.
(negli USA, in effetti, l’alta velocità ferroviaria è rimasta nel genere fantascienza)
Negli anni ‘70 dell’Ottocento fu poi introdotta l’innovazione di pedine e dadi incluse nella scatola del gioco. Qui sotto, quelle bellissime di Crossing the Oceans. Prima bisognava arrangiarsi, un po’ come coi fagioli a tombola.
A fine ‘800, l’imperialismo occidentale tocca il suo massimo, e i giochi da tavolo riflettono il sentimento di aperto dominio e superiorità, che legittima la conquista e il possesso dell’intero globo.
The Silent Teacher (1880) mostra uno zio Sam che per l’occasione si è tolto scarpe e calzoni portare doni ai popoli sfortunati del mondo, accolto con giubilo e acclamazioni.
L’autore, il Reverendo E.J. Clemens, era famoso anche perché sul retro dei suoi giochi aveva inserito una nuova innovazione: la pubblicità.
In North Pole Party si rivive la sfida polare (1908-9) tra gli americani Frederick Cook e Robert Peary - benché si scoprisse più tardi che fossero due millantatori. Per la cronaca, il Polo Nord fu sorvolato per la prima volta dal leggendario esploratore norvegese Roald Amundsen, sul dirigibile Norge, insieme all’ingegnere italiano Umberto Nobile e al finanziatore americano Lincoln Ellsworth nel 1926.
Segnalo pure La conquista dell’Abissinia (1936), prodotto da Carlo Erba. Da cogliere il dettaglio dell’etiope che si ripara dagli aerei italiani sotto un ombrello che reca una croce rossa. Gli italiani rispondevano alle accuse di bombardamenti indiscriminati su civili indifesi sostenendo che i combattenti etiopi si nascondessero negli ospedali, che perciò dovevano essere colpiti. Novant’anni dopo, Israele ha spesso risposto allo stesso modo alle accuse che le sono state rivolte per i crimini commessi a Gaza.
Infine, gioco-ponte con l’epoca contemporanea, Risiko, inventato nel 1957 dal francese Albert Lamorisse e poi commercializzato da Parker Brothers. Qui sì che il mondo è astratto e colorato!
Ma almeno, dimostra che una piccola parte dell’intento educativo delle mappe da gioco è stato raggiunto: ormai più o meno tutti sappiamo cos’è la Kamchatka!














Molto interessante!!! E sono molto belli graficamente...anche oggi si trovano tombole o gioco dell'oca ben disegnati!!!