Si vis pacem...
"Sulla difesa la penso come i romani: <<si vis pacem, para bellum>>" - Giorgia Meloni, 25 giugno 2025.
"There's an ancient Roman saying, <<if you want peace, prepare for war>>". Mark Rutte, 24 giugno 2025.
A parte gli appunti di latino scopiazzati a vicenda, legare questa idea alla pace mi sembra davvero delirante.
🔴Già credo in seconda elementare si insegna a non utilizzare frasi fuori contesto. "Chi mena pe' primo mena du' vorte", si dice oggi a Roma, ruvida evoluzione della sentenza latina. Ma non sentiamo Mark Rutte citare il Libanese, giusto? Mica siamo alla Magliana. Invece siamo ai tempi di Cicerone o Vegezio? Lo stato romano durò oltre 1200 anni, in cui successe letteralmente di tutto, ma stiamo qui a dire "la penso come i romani". Sarebbe più corretto dire "la penso come i romani: la cosa più bella di Milano è il treno per Roma".
🟠I due autori latini sono i due maggiori indiziati da cui si ritiene la frase sia tratta (sorpresa: non l'hanno mai scritta in quella forma! se la sono inventata secoli dopo).
Cicerone scrisse una cosa simile nelle sue Filippiche contro Marco Antonio, come invito al suo rivale Ottaviano. Ottaviano rispose come Troisi in Non ci resta che piangere: "sì sì, mo' me lo segno!" - E invece di preparare la guerra, fece pace con Antonio. Prima riga dell'accordo: ammazzate quel matto di Cicerone. E la mano con cui l'aveva scritta, l'appesero nel Foro.
Vegezio era un alto funzionario del V Secolo, che scrisse un trattato militare. Era un ricco possidente dell'aristocrazia senatoria, non mise mai piede sul campo di battaglia, ma gli piaceva pontificare su tutto (medicina, agricoltura, cavalli...), incluso la decadenza dell'Occidente. Il Calenda dell'epoca, insomma. Nonostante i preziosi consigli, l'Impero fu comunque travolto, ma le massime astratte di Vegezio tornarono di moda nel Medioevo. Dopodiché chi leggeva fu in grado di accorgersi che il suo scritto era un mischione insensato. Oggi il Segretario della NATO lo usa per giustificare una decisione epocale come l'aumento delle spese militari al 5%.
🟡"Solo l'Occidente conosce la storia", ha scritto il ministero della Pubblica Istruzione nelle sue linee guida di quest'anno per l'insegnamento. Ma se la usiamo così, siamo davvero dei deficienti.
Il problema per me resta questo: costruire la difesa europea serve - se c'è un'Unione Europea che è un'unione politica, a coordinare e discutere democraticamente nel suo parlamento il processo, i metodi e gli obiettivi. Ma non c'è. Né si vuole fare così. Si dà invece carta bianca ai singoli stati che finiranno ovviamente per usare le armi come vogliono, senza controllo.
🟢Un'altra obiezione (di coscienza): se il riarmo garantisse la pace, un mondo dove le spese militari sono al massimo storico dovrebbe scoppiare di pace.
La Russia ha raddoppiato le spese militari in 10 anni, e mica spende il 5% del pil, no, il 7%! Quindi vive nella pace assoluta. Non fa guerre, né vicine né lontane. E non è circondata di Paesi che vogliono scappare da lei o armarsi contro di lei.
E Israele? In dieci anni, spese militari +135%. 9% del pil, mica la miseria di Rutte. Ora non sono molto informato sull'attualità , ma "si vis pacem para bellum": laggiù avranno proprio tolto la parola guerra dal vocabolario. L'IDF è una onlus. Nobel per la Pace a Netanyahu!
[ dati SIPRI ]
Poi ci sono i 150 miliardi di dollari di nuove spese militari della finanziaria di Trump. Ospite d'onore alla prossima Perugia-Assisi.
🔵Una frase che mi convince di più, dello scrittore russo Anton Čechov: "Se in un romanzo appare una pistola, prima o poi dovrà sparare".
Dice ma durante la guerra fredda, le due superpotenze si sono armate mantenendo la pace grazie alla deterrenza. Appunto: non siamo più in una situazione di equilibrio duale come quella, ma in un contesto molto diverso, multipolare. Stando a quello schema, la Russia (in inferiorità assoluta) avrebbe dovuto soccombere, contro le sanzioni e le armi NATO. Ma la Cina (e altri) l'hanno tenuta in piedi: la Cina ci dice chiaramente che non lascerà che la Russia "perda" - ma si vede che alla NATO gli appunti di mandarino non sono arrivati. Tanto, "solo l'Occidente conosce la storia".
Lo stesso vale per le guerre di Israele: infinite, perché non portano a nessuna "vera" vittoria. Per stessa ammissione delle persone coinvolte, si fanno per scopi politici, economici, di carriera - perché c'è un sistema che prospera così. Guerra per la guerra, non per la pace. Il valore delle aziende quotate a Tel Aviv è aumentato del 179% con la guerra a Gaza, lo specifica il report di Francesca Albanese (punto 80).
🟣La novità infatti è questa: fino a 20-30 anni fa la produzione di armi era in mano allo stato, o a imprese controllate dai governi. Ma ora è privatizzata e finanziarizzata. Le imprese sono in borsa: "devono" salire di valore. Come cittadinanza, un governo puoi provare a controllarlo, a fare pressione, partecipare, votare. Imprese come quelle, spesso multinazionali, con azionisti ovunque nel mondo, no. Anzi, saranno loro a fare pressione sui governi, perché le decisioni politiche (2%, 5%, 9%...) aumentano il loro valore finanziario. E' esattamente quello che sta accadendo.
Si dice che la demografia attuale ci impedisce di pensare a grandi eserciti che si affrontano come in passato, ed è vero. Ma ciò significa soltanto che le armi prodotte saranno usate di più sui civili e sulle infrastrutture. O non sta già succedendo?
🟤E l'Italia? L'Italia fa finta di nulla, di essere obbligata, di accettare a malincuore. La solita mascherata: stiamo in realtà partecipando in prima linea. Meloni ripete "si vis pacem para bellum" da anni - qui nel 2022 al congresso della destra americana >> https://www.lavocedelpatriota.it/lintervento-di-giorgia-meloni-al-cpac-sottotitolato-in-italiano/ , dove disse che l'invasione dell'Ucraina e la futura invasione cinese di Taiwan sono colpa del ritiro americano dall'Afghanistan, cioè non della NATO che "abbiava", ma del pacifismo di Biden.
L'inchiesta appena uscita su Altreconomia a firma di Elisa Brunelli e Linda Maggiori sottolinea i nostri metodi di dissimulazione per aggirare gli obblighi legislativi nazionali e internazionali. Da un lato vendendo a Israele materiali di cui fingiamo di ignorare l'uso bellico; dall'altro, vendendo sì armi, ma con l'etichetta cambiata. Quest'ultimo traffico, degno del film Pacco doppio pacco e contropaccotto, è stato scoperto grazie ai sospetti di uno spedizioniere di Ravenna. Un grande abbraccio a lui, che sia da esempio. Nessuno tra polizia, dogane e banche si era accorto di nulla...
Ovviamente il governo sta cercando di ammorbidire la legge 185/90 sul commercio internazionale di armi. Per poterne produrre e vendere di più, e più liberamente. L'aumento potenziale del giro d'affari farà salire le quotazioni in borsa degli amici. Perché noi abbiamo letto bene gli appunti di latino, e così prepariamo la pace.


