Una guida
Siamo abituati ad accompagnare i nostri viaggi con le indicazioni di una guida. Magari con dei romanzi che ci trasportino nelle atmosfere delle nostre destinazioni. I libri di viaggio restano i miei regali preferiti - scrivo questo post oggi proprio perché è il mio compleanno :)
E poi, piazziamo il tutto in bella vista sui nostri scaffali, per mostrare quanto siamo fighi. E' la fortuna dei nostri giorni. Un tesoro di informazioni su cui siamo seduti senza nemmeno rendercene conto. Secoli fa, non ci sarebbero state: mappe, resoconti, spiegazioni, indicazioni che ci avrebbero tratto d'impaccio o lasciato scoprire meraviglie. Viaggiare poteva costare molti anni, molti soldi. O la vita.
Fu così che in una delle città italiane meravigliosamente costruite sull'idea del viaggio e dello scambio - Venezia - si decise di porre rimedio. Concentrando tutta la sapienza geografica dell'epoca in un solo oggetto - questa straordinaria mappa del mondo.
Il disegno cartografico (con il Sud in alto) è composto di pergamene incollate su legno, ed è corredato da quasi 3000 iscrizioni: nomi e note esplicative di carattere storico-culturale e geografico. Sono ancora legibilissime, e scritte in italiano. Una guida, insomma: globale. Siamo però prima (1450) dell'arrivo di Colombo in America. C'è Gaza (la trovate?) ma mica c'è New York.
Questa mappa è straordinaria per la sua bellezza. Per la precisione. Perché è un ponte tra visione medievale, con Gerusalemme che troneggia per l’ultima volta come “centro del mondo“, e l’epoca moderna, quella in cui l’Europa diverrà il punto di partenza della “conquista” del globo. E per la completezza - ad esempio, la rappresentazione dell'Africa è davvero ricca, cosa per nulla comune allora. Dieci anni prima, in occasione di un Concilio a Ferrara, i cartografi erano corsi a chiedere agli ecclesiastici africani ogni minimo dettaglio sui loro luoghi di provenienza: occasione irripetibile!
Altre informazioni furono tratte dalle opere classiche, di Tolomeo e Plinio per esempio. O dai diari di mercanti come Piero Querini, naufrago alle Lofoten coi suoi 800 litri di malvasia, pochi anni prima, salvato dai pescatori di merluzzo delle isole - chissà che bella bevuta si saranno fatti per festeggiare. Oppure di resoconti come quelli di Marco Polo e Odorico da Pordenone, che era arrivato a Pechino passando da Mumbai e Sri Lanka all'andata, e dal Tibet al ritorno. Poi morì andando a Pisa.
La carta (la cui stesura richiese almeno 10 anni) divenne subito celeberrima, tanto che i regnanti del Portogallo, i più grandi esploratori dell'epoca, ne vollero una copia. Ma poi la persero: eh sì, succede con le guide ;) L'unico esemplare esistente è esposto a Venezia - ma è navigabile nella sua interezza senza nemmeno alzarsi, qui.
Il curatore dell'opera, a cui parteciparono decine di persone, fu un certo Fra' Mauro. Non si sa molto di lui, se non ciò che si legge sulla medaglia veneziana che gli fu dedicata dopo la morte: "Frater Maurus, cosmographus incomparabilis".











